Tenosinovite: cos'è e come curarla

2021-02-16T17:25:56
Chiesi Farmaceutici S.p.A.
Tenosinovite: cos'è e come curarla | Brexidol

I tendini sono strutture fibrose, elastiche e resistenti, che collegano le estremità dei muscoli alle superfici ossee a livello delle articolazioni, permettendo un'adeguata trasmissione delle forze che ne determinano il movimento. Alcuni tendini presenti nel corpo umano sono rivestiti lungo il loro decorso da una membrana protettiva chiamata guaina sinoviale, che racchiude un fluido leggermente viscoso, chiamato liquido sinoviale. 

La guaina sinoviale ha lo scopo di proteggere i tendini da traumi e di prevenirne l'incurvamento o l’attorcigliamento quando si piegano le articolazioni, mentre il liquido sinoviale ha il compito di contribuire al nutrimento del tendine (che essendo poco vascolarizzato mantiene scambi limitati con il circolo sanguigno) e di fungere da "cuscinetto" tra tendine e guaina, ammortizzando lo sfregamento e l'attrito.

Sia i tendini sia le guaine sinoviali possono infiammarsi per varie ragioni, causando disturbi più o meno rilevanti in corrispondenza dell'articolazione coinvolta. Ma perché succede? E come fare per evitarlo o per alleviare i sintomi quando si manifestano?

Che cos'è la tenosinovite?

Con il termine "tenosinovite" si indica un processo infiammatorio che interessa contemporaneamente il tessuto tendineo e la guaina sinoviale che lo riveste. 

Il disturbo può insorgere in modo improvviso (generalmente, dopo un trauma) oppure gradualmente nel corso degli anni, come evoluzione degenerativa di una tendinopatia (termine che sta a indicare una condizione di sofferenza del tendine) determinata dall'accumulo di microlesioni. La tenosinovite può essere acuta o cronica, in relazione alla durata dell'infiammazione che la caratterizza, variabile da alcune settimane a diversi mesi. 

Anche la gravità delle tenosinoviti e dei sintomi associati può essere molto diversa da caso a caso: può causare un disagio modesto oppure così intenso da determinare una notevole compromissione funzionale e impedire l’impiego dell'articolazione sulla quale si inserisce il tendine infiammato. 

Qualunque tendine rivestito da una guaina sinoviale può essere interessato da una tenosinovite, ma ad andare più spesso incontro a infiammazione sono i tendini maggiormente sottoposti a sforzi eccessivi, sollecitazioni ripetute o più esposti al rischio di traumi, come i tendini delle dita della mano (in particolare, i flessori delle dita, l'adduttore lungo e l'estensore breve del pollice), del polso e dell'avambraccio (soprattutto, il flessore radiale e ulnare del carpo), quelli della spalla (cuffia dei rotatori) e della parte alta del braccio (tendine del capo lungo del muscolo bicipite), e quelli presenti a livello del piede, della caviglia (tendine d'Achille) e del ginocchio (tendine popliteo).

Quando la tenosinovite riguarda l'adduttore lungo del pollice e l'estensore breve del pollice, che condividono una guaina fibrosa comune, il disturbo che ne deriva è chiamato "sindrome di De Quervain" (dal nome del chirurgo svizzero che la descrisse per la prima volta), mentre quando riguarda i tendini flessori delle dita si parla di tenosinovite stenosante o "dito a scatto", in considerazione degli effetti dell'infiammazione sulla dinamica di movimento del dito colpito (che si blocca dopo flessione per poi raddrizzarsi con uno scatto spontaneo e improvviso).

Differenza fra tendinite e tenosinovite

La differenza chiave tra tendinite e tenosinoviti sta nel fatto che nel primo caso a essere infiammato è soltanto il tendine, mentre nel secondo caso il processo infiammatorio interessa anche la guaina sinoviale. Questa differenza non può essere colta durante la semplice visita effettuata dal proprio medico, poiché segni e sintomi clinici della tendinite e delle tenosinoviti sono sostanzialmente gli stessi, mentre può essere apprezzata attraverso esami radiologici come ecografia e risonanza magnetica nucleare (RMN).

In tutti i casi di tendinite e tenosinovite, la sintomatologia è dominata dal dolore più o meno intenso, che viene accentuato dalla pressione e dal movimento dell'articolazione sulla quale si inserisce la struttura tendinea interessata dall’infiammazione e che può essere così marcato da impedirne l’uso. Quando tendinite o tenosinovite interessano le dita della mano (soprattutto, il pollice) possono essere compromessi gran parte dei movimenti necessari per svolgere le più comuni attività quotidiane, come scrivere, lavarsi i denti, afferrare un bicchiere o aprire un barattolo, mentre quando a infiammarsi è il tendine d'Achille può diventare impossibile camminare, mettersi in punta di piedi e saltare.

Oltre al dolore, possono essere presenti gonfiore e arrossamento, determinati dall’infiammazione della guaina sinoviale e dei tessuti articolari vicini. Il gonfiore e l'arrossamento sono particolarmente marcati quando la tenosinovite è associata a infezioni articolari o a patologie reumatiche come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica o la gotta (che comportano anche limitazione funzionale e rigidità articolare), mentre possono essere minimi o del tutto assenti in altri casi. 

Il processo infiammatorio rende irregolare la superficie della guaina sinoviale e ciò può determinare lo sviluppo di crepitii durante il movimento dell'articolazione (tenosinovite crepitante) oppure favorire la rigidità articolare.

 

Quando l'infiammazione riguarda i tendini delle dita della mano può manifestarsi il già citato “dito a scatto”), accompagnato da un crepitio o da uno schiocco. In alcuni casi, può svilupparsi anche un nodulo alla base del dito interessato, percepibile alla palpazione, e il dolore può irradiarsi al palmo della mano o al lato interno del polso. 

Cause della tenosinovite

La tenosinovite può insorgere come conseguenza di infezioni o, più frequentemente, a causa di traumi articolari acuti e cronici (in particolare, microtraumi da usura legata a un uso eccessivo dell'articolazione), patologie con una base autoimmune, diabete oppure per ragioni di natura idiopatica, ovvero quando non è possibile individuarne la causa.

Le tenosinoviti infettive possono insorgere come complicanza di un'infezione articolare (in seguito a un trauma accidentale che ha causato una lacerazione dei tessuti o a un intervento chirurgico) oppure per diffusione di patogeni presenti in altri punti del corpo. I batteri più spesso responsabili di queste forme sono lo Staphylococcus aureus (40-75% dei casi) e MRSA, Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus (30% circa dei casi), seguiti da altri batteri comunemente presenti sulla pelle come Staphylococcus epidermidis, streptococco beta-emolitico e Pseudomonas aeruginosa, cui si aggiunge Pasturella multocida in caso di morsi di animali. Le tenosinoviti infettive sono complesse da trattare ed è meno probabile ottenere un recupero completo.

Le tenosinoviti non-infettive sono frequentemente legate alla pratica di uno sport o all'attività lavorativa e diventano un problema diffuso soprattutto dopo i 40 anni, quando i tendini e le guaine sinoviali iniziano a essere via via meno irrorati ed elastici, i processi di riparazione e rinnovamento dei tessuti meno efficienti e il graduale sviluppo di artrosi inizia a compromettere la fisiologia l'anatomia dell’articolazione. 

La presenza di diabete e patologie reumatiche aumenta notevolmente il rischio di essere interessati da tenosinoviti a vari livelli. Basti pensare che oltre l'85% dei pazienti affetti da artrite reumatoide presenta segni di tenosinovite alla risonanza magnetica e che una situazione analoga può essere riscontrata in chi soffre di patologie infiammatorie che coinvolgono le guaine sinoviali, come la gotta.

Relativamente alle cause meccaniche, traumatiche e da usura, negli ultimi decenni sono diventate sempre più frequenti le tenosinoviti dei tendini del polso e delle dita della mano legate all’uso sistematico di computer, tablet e smartphone, che impone posizioni non fisiologiche e movimenti ripetuti per molte ore al giorno. 

Come viene diagnosticata la tenosinovite

Quando compare un dolore abbastanza intenso a livello di un'articolazione, dopo un trauma acuto o in modo apparentemente spontaneo, è sempre opportuno chiedere il parere del proprio medico curante per evitare di trascurare lesioni di una certa gravità o patologie che possono evolvere nel tempo. Ciò permetterà di ricevere consigli e indicazioni di trattamento in grado di facilitare una più rapida risoluzione dei disturbi.

Il sospetto di tendinite o tenosinoviti si basa sull'analisi dei sintomi lamentati dal paziente e sulla visita medica, con palpazione della struttura tendinea interessata (mano/polso, spalla, ginocchio, piede/caviglia, ecc.) e l'esecuzione di manovre specifiche. Inoltre il medico potrebbe ritenere opportuno effettuare esami strumentali per confermare la diagnosi

I trattamenti più efficaci per la tenosinovite

Una volta appurato che si tratta di tenosinovite, sulla base degli esiti della visita medica e dei referti degli esami radiologici, i rimedi iniziali utili per ottenere la riduzione del dolore consistono nella messa a riposo della struttura tendinea interessata dall'infiammazione (anche con l'uso di fasciature o tutori) e nell'applicazione ripetuta di ghiaccio più volte al giorno (per circa 15-20 minuti ogni ora) e/o di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) topici, sotto forma di gel, creme o cerotti medicati. In alcuni casi, in relazione all'articolazione colpita e alla gravità dei sintomi, il medico può prescrivere l'assunzione di FANS per bocca (in alternativa a quelli topici).

In caso di tenosinoviti lievi-moderate, di insorgenza recente e non associate a una patologia degenerativa e/o proliferativa (artrosi, artrite reumatoide, gotta ecc.), l'insieme di questi rimedi fisici e farmacologici, in genere, permette di eliminare la sintomatologia nell'arco di 1-2 settimane, anche se per il completo recupero può servire un po' più tempo. 

Per favorire il completamento del processo di guarigione è importante evitare ogni movimento brusco o che comporti uno sforzo eccessivo a carico del tendine ed eseguire più volte al giorno esercizi mirati consigliati da uno specialista. Gli esercizi riabilitativi vanno iniziati il prima possibile, non appena l'infiammazione si è attenuata e il movimento non è più doloroso (fase post-acuta), poiché sono fondamentali per ridurre lo sviluppo di rigidità articolare.

In caso di tenosinoviti di maggiore gravità, questi consigli restano validi, ma in genere serve più tempo per ottenere la risoluzione della sintomatologia e ricominciare a usare l'articolazione in modo relativamente libero. Inoltre, dal momento che tendiniti e tenosinoviti di una certa importanza tendono a recidivare, è opportuno seguire un programma di fisioterapia più strutturato che permetta di apprendere anche movimenti corretti nell'uso dell'articolazione, orientati alla prevenzione di nuovi episodi.

In caso di recidiva è opportuno fare riferimento ad uno specialista, che indirizzerà il paziente verso interventi di secondo livello.

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