Strappo al polpaccio: come riconoscerlo e trattarlo

2021-03-25T10:11:26
Chiesi Farmaceutici S.p.A.
Strappo al Polpaccio: come riconoscerlo e trattarlo | Brexidol

I muscoli che compongono il tricipite surale, più noto come polpaccio, sono importantissimi per la normale andatura, in quanto supportano il corpo nel momento della camminata e impediscono di cadere. Essi comprendono il gastrocnemio mediale e quello laterale (detti anche gemelli), sulla parte più superficiale delle gambe, e il soleo, situato più in profondità. 
Tutti e tre confluiscono nel tendine d’Achille che si inserisce sulla faccia posteriore del tallone.
Infortuni in questi muscoli sono molto frequenti, soprattutto negli atleti a causa di un carico eccessivo legato all’attività sportiva.

Cos'è uno strappo muscolare

Accanto ai crampi, i traumi muscolari più frequenti in ambito sportivo sono le contratture, gli stiramenti e gli strappi. I gruppi muscolari più spesso coinvolti sono proprio quelli del polpaccio, oltre ai muscoli della schiena (fascia lombare) e della coscia (flessori, adduttori, quadricipite e bicipite femorale).

La contrattura muscolare è una contrazione muscolare improvvisa in seguito a un’eccesiva sollecitazione, oltre il limite di sopportazione fisiologica. Non vi è una rottura delle fibre, ma il muscolo non riesce a contrarsi in modo naturale e perde la sua elasticità. 

In caso di stiramento muscolare, il muscolo si allunga invece in modo eccessivo, senza che vi sia una sua lacerazione. Il sintomo più tipico è un dolore acuto ben localizzato che insorge durante l’attività. 

La rottura, più o meno estesa, delle fibre muscolari caratterizza invece lo strappo, a volte indicato anche con il termine di distrazione muscolare. Negli strappi muscolari le fibre muscolari subiscono una vera e propria lesione anatomica, sempre accompagnata da un ematoma.

Cause e fattori di rischio dello strappo muscolare

Gli strappi del polpaccio si verificano in seguito a un trauma indiretto e sono particolarmente comuni negli sport che coinvolgono movimenti “esplosivi” degli arti inferiori tra i quali, oltre al tennis, rientrano il calcio, il basket e la corsa. Il rischio di farsi male è maggiore negli atleti che non si sono riscaldati a sufficienza o sono affaticati, oppure negli sportivi di mezza età che sottopongono il muscolo del polpaccio a uno stress a cui non è stato preparato.

I movimenti rapidi di spinta o salto in cui la caviglia passa rapidamente dalla posizione sulle punte a quella sul tallone possono favorire rotture delle fibre muscolari del polpaccio. Questo meccanismo, che si verifica tipicamente in chi gioca a tennis in seguito a un rapido cambio di direzione, può causare un trauma in particolare al gastrocnemio mediale. Proprio questo muscolo è quello più spesso protagonista di strappi muscolari. 

Sintomi e tipologie dello strappo muscolare

A seconda della gravità della lesione muscolare e del numero di fibre coinvolte, gli strappi vengono classificati in tre categorie: strappi di I grado, II grado e III grado.

Lo strappo di I grado è caratterizzato da una lacerazione di lieve entità che riguarda solo poche fibre all’interno di un fascio muscolare. Causa un dolore acuto, simile a una fitta, e, pur avvertendo fastidio, si riesce ancora a muovere la zona interessata. Si ha sempre la formazione di un ematoma più o meno evidente alla palpazione, a seconda della localizzazione della lesione e, appunto, della gravità dello strappo.

Lo strappo di II grado comporta una lacerazione di uno o più fasci muscolari che coinvolge una porzione inferiore ai tre quarti del muscolo interessato. Anche in questo caso si avverte un dolore intenso che aumenta ogni volta che si cerca di contrarre il muscolo lesionato e non si riesce a proseguire l’attività fisica.

Lo strappo di III grado, infine, è il più grave: comporta una rottura che coinvolge più dei tre quarti della superficie del muscolo. Le lesioni di III grado possono provocare una rottura delle fibre muscolari parziale, con una lacerazione imponente ma incompleta della sezione di muscolo, oppure una rottura totale. Nelle lesioni di III grado il dolore è molto intenso ed è accompagnato dall’impossibilità a muovere il muscolo e dalla formazione di un ematoma importante. A volte è evidente un avvallamento, simile a uno “scalino”, nella zona colpita. 

Rimedi e trattamenti per lo strappo al polpaccio

La prima cosa da fare nel caso si sospetti uno strappo è sospendere l’attività e stare a riposo fino a quando si riesce a camminare senza zoppicare perché è necessario da una parte evitare che la lesioni peggiori e dall’altra garantire un’ottimale formazione del tessuto cicatriziale. 

Per verificare che si tratti effettivamente di uno strappo occorre un’attenta visita medica. Per una diagnosi più accurata si possono eseguire alcuni esami strumentali.

Durante la fase acuta si consiglia sempre di applicare il metodo RICE, che prevede riposo, impacchi di ghiaccio, la compressione e l’elevazione della zona lesionata. 
Il riposo serve per evitare che anche minimi movimenti possano peggiorare la situazione e rallentare la guarigione. L’impacco di ghiaccio va applicato sull’area interessata per 20 minuti, per quattro volte al giorno, in quanto il freddo riduce l’edema (che causa il gonfiore). È invece meglio evitare il calore che favorisce la formazione dell’ematoma e il progredire dell’infiammazione. Per il bendaggio compressivo si possono utilizzare calze elastiche o tutori per il polpaccio. L’elevazione consente di evitare il ristagno di sangue e previene un ulteriore gonfiore.

Per alleviare il dolore e l’infiammazione si possono assumere antidolorifici, come per esempio farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), disponibili in formulazioni orali o da applicare localmente sotto forma di pomate, gel o cerotti medicati. Infine per camminare può giovare l’uso di uno stivaletto, con rialzo sul tacco, in grado di ridurre l’appoggio sul tallone e promuovere l’allungamento.

Le lesioni di I grado in genere si risolvono in modo spontaneo nell’arco di circa due settimane, in cui però bisogna stare a riposo dall’attività fisica. 
Nel caso delle lesioni di II grado i tempi di recupero sono più lunghi, in media almeno 30 giorni.
Le lesioni di III grado richiedono molto pazienza perché i tempi di guarigione sono decisamente maggiori

In presenza di lesioni gravi che causano un’importante limitazione del movimento, lo specialista può prescrivere un programma di fisioterapia mirato alla riabilitazione in base alle condizioni del singolo paziente e ai suoi progressi nel tempo. Se persistono gonfiore ed ematoma, occorre continuare a fare impacchi freddi e mantenere una fasciatura o meglio una “polpaccera” a compressione e utilizzare ausili per la deambulazione (es. stampelle). 

Appena ci si sente un po’ meglio e si è in grado di camminare, occorre ridurre l’uso delle stampelle fino a eliminarle. Si può ricorrere anche ad alcune terapie fisiche (per esempio la laserterapia) e al massaggio. Quando la situazione migliora e non si hanno più difficoltà nel movimento, si può infine riprendere a correre e a fare fitness.

Come prevenire lo strappo muscolare al polpaccio

Il tessuto muscolare ha una scarsa capacità di rigenerarsi. Inoltre quando c’è uno strappo, si forma un tessuto cicatriziale meno elastico. Ne consegue che il muscolo, anche se guarito, ha una minore resistenza complessiva, che aumenta il rischio di nuove distrazioni muscolari. Occorre quindi molta cautela durante l’allenamento sportivo ed è fondamentale, per una buona prevenzione, che l’atleta presti attenzione ai segnali inviati dal proprio corpo, fermandosi quando c'è affaticamento importante, dolore o rigidità muscolare

Inoltre è importante anche l’alimentazione: una dieta sana e bilanciata influenza positivamente le prestazioni, favorisce il recupero dopo l’allenamento e migliora globalmente il benessere dell’individuo. In particolare la giusta quantità di proteine, vitamine e sali minerali può aiutare i muscoli a guarire e recuperare più velocemente.

 

Un buon allenamento deve iniziare sempre con un’attività di riscaldamento il più possibile completa e mirata al gruppo muscolare che verrà stressato. È utile eseguire esercizi di stretching, per migliorare la flessibilità, e di mobilità delle articolazioni prima di iniziare l’attività sportiva vera e propria o una gara. Bisognerebbe inoltre allenarsi solo quando si è nella condizione di farlo, evitando di sforzare i muscoli nei momenti destinati al recupero. 
Se possibile, conviene evitare terreni scivolosi o in generale sfavorevoli, in quanto è maggiore il rischio di traumi.

Al temine della sessione sportiva è altrettanto importante dedicare un po’ di tempo al defaticamento e quindi concludere con altri esercizi di stretching

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