Lesioni muscolari: come riconoscerle e come trattarle

2021-02-16T16:52:41
Chiesi Farmaceutici S.p.A.
Lesioni muscolari: come riconoscerle e come trattarle | Brexidol

Le lesioni muscolari sono molto frequenti in chi pratica attività fisica e riguardano una percentuale compresa tra il 10 e il 55 per cento di tutti gli infortuni sportivi acuti. Gli infortuni muscolari possono verificarsi sia in chi pratica attività agonistica sia in chi pratica sport a livello amatoriale e il muscolo interessato dipende in gran parte dal tipo di disciplina praticata. Tra i muscoli e i gruppi muscolari più spesso interessati rientrano il quadricipite femorale (nella parte anteriore della gamba), i muscoli della parte posteriore della coscia, il polpaccio, il bicipite del braccio, la spalla e il trapezio in chi fa sport di lancio.

Che cosa sono le lesioni muscolari: tipologie e cause

La classificazione delle lesioni muscolari prevede due grandi categorie a seconda del meccanismo chiamato in causa. Si distingue infatti tra gli infortuni da trauma diretto e quelli da trauma indiretto. In alcuni casi le lesioni muscolari possono essere accompagnate da altri danni legati al trauma, soprattutto se particolarmente violento, come una frattura oppure la lesione di un tendine o di un legamento a causa di una distorsione (spesso alla caviglia o al ginocchio).

Trauma diretto

Nel trauma diretto la lesione è determinata da una forza che agisce dall’esterno in uno o più punti del muscolo, come può accadere negli sport di contatto. L’entità del danno dipende dall’intensità dell’impatto, dallo stato di contrazione muscolare, dal punto su cui agisce la forza nonché dall’età e dalle condizioni generali di salute del paziente (per esempio la presenza di patologie associate). 

La classica lesione da trauma diretto è la contusione. A volte, in caso di impatto su una superficie affilata, si può invece verificare una lacerazione muscolare

 

Trauma indiretto

In caso di lesioni muscolari da trauma indiretto non esiste una forza traumatica esterna. L’infortunio avviene senza contatto e spesso si localizza a livello di una giunzione muscolo-tendinea. Queste lesioni vengono suddivise a loro volta in non strutturali (o funzionali), in cui le fibre muscolari non presentano una lesione evidente dal punto di vista anatomico, e strutturali (o anatomiche).

Le lesioni non strutturali sono le più comuni: in genere sono conseguenza di allenamenti con carichi eccessivi, posture scorrette o sovraccarichi funzionali di determinati distretti. Se vengono trascurate possono degenerare in lesioni strutturali. Le principali lesioni non strutturali sono rappresentate da crampi, contratture, dolore muscolare post-allenamento e stiramenti.
Le lesioni strutturali, comunemente chiamate strappi muscolari, sono più temibili e hanno una prognosi decisamente più lunga. In questi casi le fibre muscolari subiscono una lesione anatomica, sempre accompagnata da un versamento ematico. L’eccessiva sollecitazione di un fascio muscolare può infatti portare alla rottura delle fibre del muscolo interessato determinando lo strappo (a volte chiamato anche distrazione muscolare).

 

Sintomi di una lesione muscolare

I sintomi delle lesioni muscolari variano molto a seconda del tipo di meccanismo chiamato in causa e dell’entità e del tipo di lesione.

Contusione

La contusione è tipica degli sport di contatto, come calcio, basket, rugby, hockey ecc. In genere provoca gonfiore (edema) e infiammazione, ma nei casi più seri può determinare la rottura delle fibre muscolari con la formazione di un ematoma. L’ematoma muscolare, caratterizzato da una raccolta di sangue nel tessuto muscolare, si associa a un aumento di consistenza del muscolo stesso, e, nei casi più gravi, a difficoltà nel compiere movimenti. 

 

Crampo

Il crampo è una contrazione muscolare involontaria e transitoria di un muscolo o di una parte di esso. In genere i crampi sono conseguenza di un sovraccarico muscolare e del sopraggiungere della fatica. Un’altra causa tipica negli sportivi è l’eccessiva sudorazione associata alla diminuzione dei livelli di alcuni sali, soprattutto il sodio. 

 

Contrattura

La contrattura si verifica quando il tessuto muscolare viene sollecitato meccanicamente oltre il suo limite di sopportazione: l’eccessivo carico porta i muscoli a contrarsi involontariamente. Le contratture sono frequenti sia negli atleti sottoposti ad allenamenti eccessivi sia, al contrario, nelle persone poco allenate che si sottopongono a uno sforzo non commisurato alla loro forma fisica. La contrattura causa un irrigidimento muscolare che si può avvertire anche a distanza (il giorno dopo) e una sensazione di dolore mal localizzato. 

Dolore muscolare post-allenamento

Rappresenta l’effetto di lesioni a livello microscopico, in particolare delle miofibrille muscolari. Comporta un dolore muscolare diffuso a un muscolo o a più gruppi muscolari, accompagnato da una riduzione della forza muscolare. Di solito insorge entro 24 ore dalla sessione di allenamento e si risolve in modo spontaneo in un paio di giorni. 

 

Stiramento

Lo stiramento consiste in un eccessivo allungamento delle fibre del muscolo, senza danni anatomici. Il sintomo più tipico è il dolore acuto che insorge durante l’attività. In genere il dolore è ben localizzato ed è sempre bene interrompere subito l’attività sportiva per non complicare la situazione. 

 

Strappo

Lo strappo consiste nella rottura di un numero variabile di fibre muscolari ed è sempre accompagnato da stravaso ematico (ovvero la fuoriuscita di sangue che può causare la formazione di un ematoma). La rottura può essere parziale o completa. A seconda della gravità della lesione, gli strappi vengono divisi in tre gradi:

  • le lesioni di I grado causano un dolore acuto, ma si riesce ancora a muovere l’area, avvertendo fastidio
  • le lesioni di II grado provocano un dolore acuto ogni volta che si cerca di contrarre il muscolo e non si riesce a proseguire la prestazione sportiva
  • le lesioni di III grado sono caratterizzate da un dolore molto intenso accompagnato da impotenza funzionale e formazione di un ematoma importante. A volte è evidente un avvallamento (come uno «scalino») nella sede della lesione. 

Trattamenti efficaci per le lesioni muscolari

La prima cosa da fare qualora si sospetti una lesione muscolare è interrompere l’attività fisica. Se si tratta di un semplice crampo la soluzione più rapida ed efficace per contrastarlo è stirare il muscolo interessato. Nel caso di contratture e stiramenti è utile applicare subito del ghiaccio e ricorrere a una terapia a base di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per bocca o da applicare localmente (sotto forma di gel, creme o cerotti), secondo le indicazioni del medico o del farmacista.

Più complicata è invece la gestione e il trattamento di un possibile strappo, perché bisogna fare in modo che la lesione non peggiori e possa formarsi un tessuto cicatriziale in modo ottimale. Durante la fase acuta (primi 2-3 giorni circa) si possono assumere FANS per alleviare il dolore e si raccomanda sempre di applicare il metodo RICE, ovvero riposo (Rest), ghiaccio (Ice), compressione (Compression) ed elevazione (Elevation) dell’area interessata. 

Il riposo serve per evitare che anche minimi movimenti possano peggiorare la situazione e rallentare i tempi di recupero. Il ghiaccio è sempre un valido alleato: va applicato sull’area interessata per alcuni minuti, tolto per un minuto, e quindi riapplicato ripetendo queste manovre per cinque volte, almeno tre volte al giorno. Dopo i primi impacchi di ghiaccio è utile applicare un bendaggio compressivo per ridurre l’infiammazione e il gonfiore. L’elevazione previene un ulteriore gonfiore.

Passati un paio di giorni, si può ricorrere, su indicazione dello specialista, ad alcune terapie fisiche come la laserterapia a bassa potenza, gli ultrasuoni e la tecarterapia. Inoltre può giovare molto un programma mirato di fisioterapia. Il fisioterapista può ricorrere al massaggio decontratturante, allo stretching nonché ad esercizi di mobilizzazione passiva o attiva a seconda del grado della lesione. Fondamentale sottoporsi a un’adeguata riabilitazione che preveda esercizi di rinforzo per migliorare il tono muscolare e l’elasticità. 

Solo dopo aver terminato quest’ultima fase del processo verso la guarigione si può riprendere lo sport. I tempi di guarigione sono comunque molto variabili, vanno dai 20 giorni negli strappi di primo grado agli oltre 45 in quelli di terzo grado.
Nei casi più gravi (lesioni di terzo grado) può essere necessario ricorrere alla chirurgia.

Consigli per prevenire le lesioni muscolari

Allenarsi in modo corretto è la strategia migliore per ridurre il rischio di andare incontro a lesioni muscolari. Un buon allenamento prevede innanzitutto una fase di riscaldamento, seguita da qualche esercizio di stretching e mobilità articolare prima di iniziare l’attività sportiva vera e propria. Al temine della sessione sportiva è altrettanto importante dedicare un po’ di tempo al defaticamento e quindi concludere con altri esercizi di allungamento. In un buon programma di allenamento non devono mancare inoltre esercizi mirati per migliorare la forza e l’elasticità muscolare e una ginnastica preventiva mirata alla rieducazione posturale.

Altro consiglio utile per la prevenzione di eventuali traumi è quello di calibrare l’esercizio fisico al proprio livello di allenamento ed eventualmente aumentarlo in modo graduale. Durante l’attività sportiva bisogna sempre idratarsi e, in caso di sport di resistenza come la corsa, a maggior ragione nella stagione calda vanno reintegrati anche i sali minerali persi. Importante è anche l’alimentazione: una dieta sana e bilanciata influenza positivamente le prestazioni e aiuta a garantire un efficiente e puntuale recupero.

Esami diagnostici per accertare le lesioni muscolari

La diagnosi delle lesioni muscolari si basa soprattutto sui sintomi e sull’osservazione e la delicata palpazione della zona dolente da parte del medico in occasione della visita. Se si sospetta uno strappo è raccomandabile sottoporsi a un controllo medico con uno specialista in ortopedia e traumatologia o in medicina sportiva. Solitamente viene prescritta un’ecografia, ma in casi selezionati e negli atleti professionisti lo specialista può suggerire ulteriori indagini. 

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