Strappo inguinale come riconoscerlo e curarlo

2021-02-16T17:53:25
Chiesi Farmaceutici S.p.A.
Strappo inguinale: come riconoscerlo e curarlo | Brexidol

Gli strappi inguinali o a carico di altri distretti muscolari sono uno dei traumi più frequenti tra chi pratica attività sportiva a livello agonistico e amatoriale. I dati epidemiologici indicano che fino a un terzo delle visite mediche richieste dagli atleti è legata a uno strappo muscolare e che tra i giocatori di calcio europei i muscoli adduttori della coscia sono al secondo posto per frequenza di traumi (23% degli infortuni sportivi totali) dopo i tendini del ginocchio (37%).

I muscoli adduttori della coscia (pettineo, adduttore breve, adduttore lungo, grande adduttore, adduttore minimo, muscolo gracile) sono collegati superiormente alle ossa della parte inferiore del bacino e inferiormente a diversi punti del femore o alla parte alta della tibia, subito sotto il ginocchio.

Ma da quali segni e sintomi si riconosce uno strappo inguinale e che cosa si deve fare per trattarlo? E quali accorgimenti adottare per evitare che il problema si ripresenti dopo un primo trauma acuto? 

Come riconoscere uno strappo inguinale: sintomi e diagnosi

Il sintomo più caratteristico dello strappo inguinale è rappresentato da un dolore acuto e intenso, che nella maggior parte dei casi insorge improvvisamente durante il movimento, potendo, tuttavia, talvolta svilupparsi anche in modo più graduale e subdolo.

Il dolore si localizza generalmente a livello del punto di inserzione di un muscolo adduttore della gamba sul pube (più spesso, nella zona anteriore dell'inguine), irradiandosi verso il basso, nella parte interna della coscia.

La sensazione dolorosa viene accentuata dalla pressione, dal movimento e dallo stretching del muscolo adduttore interessato dallo strappo e di quelli adiacenti. Spesso, la presenza di dolore comporta anche un calo di forza a carico dei muscoli della coscia e una limitazione dei movimenti di adduzione e rotazione della gamba. 

Questa seconda evenienza va indagata con particolare attenzione dal medico curante, in quanto il calo di forza potrebbe essere legato anche alla rottura di un tendine o alla presenza di lesioni del muscolo interessato dal trauma nell'area di inserzione sull'osso pubico.

Altri segni e sintomi che possono essere presenti nel paziente interessato da uno strappo inguinale sono un aumento della sensibilità, un leggero gonfiore e, talvolta, un ematoma nell'area colpita. Lo sviluppo di un ematoma si verifica quando il trauma, oltre a danneggiare le fibre muscolari, determina la rottura dei vasi che irrorano il tessuto muscolare, con fuoriuscita di sangue. 

Di norma, il riscontro di dolore a livello di un solo lato del pube e la descrizione dell'attività svolta al momento dell'insorgenza dei sintomi sono sufficienti per formulare il sospetto di strappo inguinale. Per confermarlo, il medico curante potrà consigliare una visita specialistica, ortopedica o fisiatrica, e/o prescrivere l'esecuzione di indagini radiologiche.

Quando il dolore a carico della zona inguinale non è chiaramente associato all'attività fisica o a un trauma è necessario che il medico curante effettui una serie di valutazioni aggiuntive per verificare la possibile presenza di altri disturbi. 

Le cause principali dello stiramento inguinale

Lo stiramento e lo strappo inguinali si instaurano quando viene applicata una sollecitazione di intensità eccessiva a uno dei muscoli adduttori della gamba. 

Tutti i tipi di attività sportiva che impegnano la parte inferiore del corpo, dal basso addome alle gambe, e che contemplano movimenti verso l'interno delle gambe espongono al rischio di stiramento e strappi inguinali, soprattutto se tali movimenti sono rapidi e caratterizzati da una certa potenza oppure ostacolati da una forza orientata in direzione contraria.

Gli sport più spesso fonte di stiramenti e strappi inguinali sono il calcio, l'hockey su ghiaccio, il pattinaggio e il rugby. A essere più spesso interessato da lesioni durante questi e altri sport è il muscolo adduttore lungo.

La probabilità di stiramenti e strappi nella zona inguinale aumenta con l'avanzare dell'età a causa della graduale perdita di elasticità e reazione del tessuto muscolare, dei tendini e dei legamenti e al tendenziale calo di forza e di ampiezza dei movimenti attuabili. È, quindi, abbastanza raro che ad avere uno strappo inguinale sia un bambino (a patto che l'attività fisica sia praticata con una tecnica corretta), mentre è molto più probabile che si verifichi in una persona con più di 40 anni, soprattutto se non si prevede una fase di riscaldamento prima dell'allenamento.

I rimedi per curarlo e alleviare il dolore

La valutazione clinica della zona inguinale da parte del medico curante e, se necessario, di uno specialista e le eventuali indagini strumentali permetteranno di stabilire il grado della lesione e di intraprendere il trattamento più appropriato. 

In caso di lesioni di primo grado, nelle quali il male all’inguine può avere un'intensità più o meno marcata, ma non è associato a calo di forza né a riduzione delle possibilità di movimento, per ottenere un recupero completo è generalmente sufficiente rispettare un periodo di riposo dall'attività fisica abituale ed evitare movimenti di adduzione e rotazione della gamba e dell'anca che vanno a sollecitare le fibre muscolari interessate dal trauma.

Soprattutto nelle prime 24-48 ore dopo l'infortunio, per alleviare il dolore e l'infiammazione può essere efficace l’applicazione ripetuta di impacchi di ghiaccio per circa 15-20 minuti ogni ora e una fasciatura in grado di esercitare una corretta compressione sull'area muscolare che ha subito lo strappo (ossia tale da contenere l'edema, ma senza ostacolare la circolazione sanguigna). 

Dopo la prima fase acuta può essere utile anche applicare sulla zona inguinale interessata e nella parte superiore interna della coscia farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) topici, sotto forma di gel, creme o cerotti medicati, che contrastano l'infiammazione in modo specifico esercitando anche un'azione analgesica. 

In caso di strappi inguinali di secondo grado (in cui oltre al dolore è presente anche calo di forza) questi rimedi restano validi, ma sono di norma necessari un periodo di riposo più prolungato e un po' più di pazienza prima di riprendere l'attività fisica.

In tutti i casi, una volta superata la prima fase acuta dello strappo muscolare è necessario intraprendere un programma di esercizi di riabilitazione per alcune settimane, che ha l'obiettivo di supportare un più fisiologico processo di riparazione delle fibre muscolari danneggiate, di rinforzare il muscolo dopo il periodo di riposo e di insegnare al paziente come eseguire movimenti corretti, in grado di ridurre il rischio di nuove lesioni inguinali.

Generalmente, se si rispettano le indicazioni del medico curante e si esegue una corretta riabilitazione, gli strappi inguinali hanno una prognosi favorevole ed è possibile tornare a praticare l'attività sportiva senza provare dolore o con un fastidio minimo. Viceversa, se si riprende l'allenamento troppo presto, sottoponendo a uno sforzo eccessivo le fibre muscolari ancora fragili, il processo di riparazione viene compromesso e può persistere un dolore cronico significativo e fastidioso che preclude prestazioni sportive ottimali. 

Quest'ultima eventualità è più probabile in caso di strappi inguinali di terzo grado, dove, oltre a dolore e calo di forza, è presente la completa rottura di un gruppo di fibre muscolari e tendinee. Situazioni di questo tipo possono richiedere un intervento chirurgico.

 

Consigli per prevenire lo strappo inguinale

Anche se il rischio di andare incontro a uno stiramento o a strappi inguinali durante la pratica sportiva o durante le attività della vita quotidiana non può essere completamente azzerato, esistono alcuni accorgimenti che possono contribuire alla loro prevenzione, di cui è bene tener conto.

Dal momento che il principale fattore di rischio per gli strappi inguinali è rappresentato dalla ridotta forza muscolare e da una limitata ampiezza del movimento, è fondamentale prevedere esercizi orientati a migliorare questi aspetti nel contesto dell'allenamento abituale preliminare all'attività sportiva vera e propria (riscaldamento) o della riabilitazione dopo il trauma.

Altrettanto importante è far precedere a ogni sessione di allenamento esercizi di stretching passivo che permettano ai muscoli adduttori di prepararsi allo sforzo e di evitarne una contrattura "a freddo", che potrebbe danneggiare le fibre muscolari. Lo stretching resta imprescindibile anche al termine dell'attività fisica per favorire il rilassamento muscolare e ottimizzare il recupero. 

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