Coccigodinia: cause, diagnosi e trattamenti mirati

Coccigodinia: cause, diagnosi e trattamenti mirati | Brexidol

Nella maggior parte dei casi, si tratta di un fastidio transitorio, che non deve preoccupare più di tanto, ma talvolta a scatenare la coccigodinia può essere una patologia da trattare in modo specifico. 

Una fitta acuta alla base della colonna vertebrale quando ci si siede o quando ci si alza dopo essere stati in posizione seduta a lungo può essere causata da un impatto troppo forte con la superficie d’appoggio oppure da una sedia o una panca rigide e prive di imbottiture. Ma se il dolore si ripresenta ogni volta che ci si siede o dopo essere stati in piedi a lungo, potrebbe trattarsi di coccigodinia. Scopriamo insieme che cos’è, perché si manifesta e, soprattutto, quali cure esistono per tenerla sotto controllo ed evitare che si ripresenti.

Che cos’è la coccigodinia e quali sono i sintomi

Coccigodinia è un termine usato dai medici per indicare la presenza di un dolore localizzato in corrispondenza della punta inferiore dell’osso sacro (dove è appunto localizzato il coccige), a prescindere dalle modalità di insorgenza, dalla severità del sintomo e dalla sua persistenza. 

A seconda della causa, il dolore localizzato al coccige può manifestarsi in modo acuto, improvviso, oppure comparire in modo più subdolo e graduale, inducendo a trascuralo almeno in una fase iniziale. Una volta istaurata, la sintomatologia della coccigodinia tende a mantenersi durante tutta la giornata e di notte, con intensità variabile in funzione delle posizioni assunte e delle attività praticate, compromettendo anche il sonno.

In genere, il dolore coccigeo peggiora quando ci si siede, specie se ti tiene il bacino proteso in avanti e la schiena parzialmente reclinata all’indietro, perché in questa posizione la sollecitazione sull’osso sacro e sul coccige è massima. Alzarsi non sempre migliora la situazione, dal momento che la ripresa della stazione eretta si associa spesso a una riacutizzazione transitoria localizzata del dolore. Anche restare a lungo fermi in piedi, andare in bicicletta, avere rapporti sessuali e la defecazione possono comportare un peggioramento dei sintomi della coccigodinia.

Cause e fattori di rischio

Le cause del dolore coccigeo non sono sempre facilmente identificabili e sono diverse a seconda che sia acuto o cronico. Le più comuni comprendono:

  • i traumi (fratture o lesioni dei legamenti del coccige dovuti a colpi o cadute) o i microtraumi a livello dell’area sacrale
  • l’instabilità delle articolazioni (dovuta a lassità legamentosa costitutiva o post-traumatica)
  • un’anomala anatomia
  • la ridotta mobilità delle articolazioni del coccige e dell’osso sacro
  • la lussazione, sub-lussazione o dislocazione del coccige

Quando non si riesce a riconoscere una causa plausibile all’origine del processo doloroso al coccige, si parla di “coccigodinia idiopatica”, una forma particolarmente frustrante perché, non potendo agire sull’origine del disturbo, l’unica possibilità di alleviarla è contrastare i sintomi, senza poter prevedere per quanto tempo potranno perdurare e, quindi, quanto a lungo saranno necessari i trattamenti.

A rischiare maggiormente di soffrire di coccigodinia o dolore al coccige sono le donne, colpite 5 volte di più rispetto agli uomini (soprattutto, ma non solo, come conseguenza della gravidanza e del parto per via vaginale), e le persone obese, perché l’eccessivo peso del corpo influenza il modo in cui ci si siede e impone uno stress meccanico maggiore, andando a sollecitare maggiormente l’osso sacro e il coccige. D’altro canto, anche dimagrimenti troppo rapidi possono scatenare il dolore in questa zona, così come l’eccessiva magrezza, a causa della scarsità di pannicolo adiposo a livello dei glutei che di norma protegge da microtraumi da impatto o da usura.

Altri fattori di rischio riconosciuti per la coccigodinia comprendono:

  • malattie dello scheletro (come l’artrosi, l’osteomielite, la scoliosi con deviazione laterale della colonna vertebrale ecc.)
  • tutti gli sport da contatto, che espongono al rischio di caduta e trauma alle vertebre dell’area sacrale e del coccige (hockey,  calcio, basket, pallavolo ecc.), ma anche il pattinaggio e il ciclismo, quest’ultimo a causa dei microtraumi dovuti al contatto con il sellino.

Come diagnosticarla

Quando non si tratta di un fastidio banale estemporaneo, la coccigodinia va sempre sottoposta alla valutazione medica, sia per ottenere indicazioni su come alleviarla sia per rilevare tempestivamente possibili condizioni all’origine dei sintomi di dolore.

Le principali malattie che causano dolore intenso alla base della colonna vertebrale, e che devono essere chiaramente escluse prima di poter emettere la diagnosi di “coccigodinia idiopatica”, comprendono:

  • dolore della giunzione sacroiliaca (ossia tra osso sacro e la parte posteriore centrale dell’ileo, un osso del bacino); 
  • cisti o infezioni con ascessi nell’area sacrale; 
  • sciatalgia (infiammazione del nervo sciatico, che parte dalla base della colonna vertebrale e innerva la parte posteriore della gamba, fino al tallone) oppure infiammazione del nervo pudendo (localizzato nella stessa zona); 
  • emorroidi (per irraggiamento del dolore rettale alla parte centrale inferiore della schiena);
  • disturbi genitourinari (come la prostatite nell’uomo) o gastrointestinali;
  • sindrome del piriforme (disturbo doloroso causato dalla compressione del nervo sciatico da parte del muscolo piriforme,un muscolo piatto che si trova in prossimità delle ossa dell’anca).

Per comprendere caratteristiche e natura del dolore coccigeo, il medico di famiglia prima ed eventualmente lo specialista ortopedico in seconda battuta, dovranno valutare le modalità e i tempi di insorgenza del dolore, la storia clinica del paziente e lo stato di salute generale, nonché eseguire una visita mirata per rilevare localizzazione e probabile origine del dolore. A quest’ultimo scopo, lo specialista potrà chiedere al paziente di indicare con un dito, con la massima precisione possibile, dove è presente il dolore più forte (test detto “del dito di Foye”, dal nome del medico che l’ha utilizzato per la prima volta per la diagnosi di coccigodinia).

Di solito, la palpazione esterna dell’area coccigea evidenzia un certo grado di gonfiore. In alcuni casi, potrà essere necessaria anche l’esplorazione rettale, per comprendere meglio l’anatomia e la mobilità del coccige e dell’osso sacro (nella loro parte anteriore). A seguire, viene di norma prescritta una radiografia della base della colonna vertebrale per visualizzare la forma del coccige e dell’osso sacro, verificarne i rapporti ed evidenziare un’eventuale frattura o altre lesioni ossee. Oltre a quella convenzionale, alcuni specialisti richiedono anche la radiografia dinamica (ove disponibile), effettuata sia mentre il paziente è in piedi sia mentre è seduto, vale a dire nel momento in cui prova massimo dolore. Per un esame più approfondito, possono essere richieste una TAC o una risonanza magnetica nucleare (RMN).

La coccigodinia si differenzia dalla lombalgia sia perché in questo secondo caso i sintomi di dolore sono localizzati più in alto (curva lombare della colonna vertebrale) sia perché vengono peggiorati da alcuni atteggiamenti posturali che coinvolgono i fasci muscolari dell’area lombare della schiena, in occasione di ogni movimento che li pone in tensione. In caso di artrosi dell’anca, invece, il dolore si localizza più spesso nella parte anteriore della pelvi, talvolta con irraggiamento verso l’interno della coscia, fino al ginocchio.

Trattamenti mirati

Ogni volta che il disturbo può essere riferito a una causa specifica, è implicito che il trattamento della coccigodinia dovrà essere innanzitutto orientato a rimuovere la fonte del dolore o, quantomeno, ad attuare terapie in grado di compensare l’alterazione presente e ridurre il disagio. 

Di fronte a una forma idiopatica, invece, si potrà soltanto agire sul sintomo, attraverso trattamenti farmacologici oppure di tipo fisico o fisioterapico (per esempio, manipolazione coccigea, dopo valutazione da parte dell’osteopata o del fisioterapista), in attesa che la situazione si risolva spontaneamente (cosa che avviene in circa 9 casi su dieci, nell’arco di alcune settimane o mesi).

Se la coccigodinia è insorta da poco tempo, i primi rimedi che il medico potrebbe prescrivere per alleviarla sono farmaci antidolorifici e/o farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) da assumere per bocca o a livello locale sotto forma di creme, gel o cerotti medicati. Anche l’applicazione di impacchi caldi o freddi può aiutare a contrastare il dolore coccigeo, poiché la bassa temperatura attenua l’infiammazione, mentre il calore riduce la trasmissione dei sintomi dolorosi al midollo spinale e al cervello, ma a scapito di una certa difficoltà d’uso, soprattutto durante il giorno e l’attività lavorativa. Come rimedio “pratico”, invece, può essere proposto l’impiego di cuscini ad arco o a ciambella, con apertura in corrispondenza del coccige, per ridurre lo stress meccanico sull’area sensibile quando ci si siede

La manipolazione osteopatica della zona del coccige e altre tecniche fisioterapiche, compresa la rieducazione della postura ed esercizi di riabilitazione dei muscoli della pelvi, possono offrire benefici in alcuni pazienti con coccigodinia, sia in forma acuta sia in forma cronica. I mezzi fisici più utilizzati sono, invece, la tecarterapia (un trattamento elettromedicale che facilita il recupero da traumi e patologie infiammatorie muscoloscheletriche), la magnetoterapia (indicata in caso di frattura perché stimola la riparazione delle ossa), il laser ad alta potenza (in particolare, in presenza di dolore intenso localizzato in punti specifici).

Se questi rimedi non sono sufficienti a tenere sotto controllo il problema o se la coccigodinia è presente da molto tempo e non accenna a migliorare, il medico potrà proporre terapie antinfiammatorie più potenti (in particolare, con corticosteroidi) o approcci anche più invasivi.

I principali consigli per la prevenzione della coccigodinia comprendono invece:

  • stare seduti il meno possibile, in particolare con il busto proteso in avanti;
  • stare più tempo in piedi e/o camminare;
  • usare cuscini a ciambella quando ci si siede su sedute rigide;
  • assumere quantità adeguate di fibre e liquidi per mantenere le feci morbide e facili da espellere (senza sforzo);
  • eseguire esercizi di stretching e rinforzo dei muscoli della parte bassa della schiena e della pelvi; 
  • indossare abiti comodi e senza cuciture rigide in corrispondenza dell’area sacrale-coccigea;
  • ridurre il rischio di cadute (evitare sport e attività a rischio, lasciare i pavimenti liberi da oggetti e intralci, usare calzaturee pantofole con suole antiscivolo, fissare bene i tappeti, usare tappetini di gomma nella doccia e nella vasca da bagno, applicare strisce antiscivolo alle scale, non camminare in zone buie o poco illuminate o guardando il cellulare ecc.);
  • evitare sport e attività che peggiorano i sintomi di dolore (come il ciclismo o gli esercizi su panche o a terra in palestra).
  • dormire su un fianco.

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